Gli ultimi resti
Una fonte che non esiste più
L’arco è costruito in pietra e ha una croce scolpita nel concio centrale. E l’unica parte conservata della fonte medievale; nei documenti è infatti ricordato anche un abbeveratoio che oggi è scomparso, vi doveva essere anche una vasca esterna di raccolta dell’acqua di cui non rimane traccia. Lungo la parete destra della fonte si vedono nel muro le tracce lasciate da un condotto in terracotta che doveva servire per portare l’acqua nell’abbeveratoio esterno.
La fonte ricordata già dal 1241 era dotata di vasche poste in sequenza che facevano parte di un particolare sistema di sfruttamento delle sorgenti attestato a Volterra; in ogni bacino l’acqua arrivava dal precedente che era posto leggermente più in alto. Ogni vasca veniva utilizzata in maniera differente, la prima per bere, la seconda per lavare, la terza per pulire gli animali, lo scopo era quello di impedire che l’acqua potabile fosse sporcata da altri tipi di sfruttamento più inquinanti.
Oggi è ridotta ad un semplice cannello collegato ad un rubinetto, che prende acqua da un bacino di raccolta alimentato dalla sorgente, posto dietro la muratura di fondo della fonte.
In territorio di Contrada
Contrada Santo Stefano
La Contrada di Santo Stefano, che prende il nome dall’omonima chiesa posta nel suo centro, si sviluppa lungo l’attuale via di Borgo Santo Stefano, dall’antica porta cittadina fino a via Rossetti, confine con la Contrada di Prato Marzio. Oggi il suo territorio include anche le zone del Gioconuovo, fino al fosso di Vallebuona che la separa da Sant’Agnolo, e l’area delle Colombaie. In passato il cuore della contrada ruotava attorno alla porta della Penera, dove una fonte particolarmente ricca d’acqua rappresentava un punto strategico per i viandanti e favoriva l’apertura di botteghe, locande e abitazioni, alcune delle quali conservano ancora elementi architettonici medievali.
Le aree periferiche, come Gioconuovo e Colombaie, un tempo occupate da poderi e terreni coltivati, sono oggi emblema della grande espansione edilizia avvenuta dagli anni Sessanta, che ha trasformato profondamente il volto della contrada. Di storico rimane ben poco, se non le antiche mura etrusche, la cui manutenzione era affidata agli abitanti secondo gli statuti comunali; un pegno che oggi porta i suoi frutti, poiché tali mura costituiscono uno dei tratti meglio conservati e più suggestivi dell’intero circuito murario volterrano. Lo stemma della contrada, una W rossa su campo bianco accompagnata dai colori rosso e blu, richiama rappresenta l’antico nome medievale della città, Vulterra.


