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Artigiani

La bottega museo di un artigiano volterrano

La produzione volterrana è considerata una delle più significative attività artigianali italiane, anche se oggi sta perdendo molti di quei valori che gli hanno dato pregio per molti anni. Per Gloria Giannelli, però, tutto è rimasto fedele alla linea. Fin da giovanissima Gloria ha dato un’impronta particolare, molto femminile, all’artigianato alabastrino, distinguendosi nella lavorazione ricca di trafori e ricami particolarmente elaborati. Per l’eleganza dei suoi manufatti, le sono stati dedicati articoli su riviste locali, nazionali e internazionali.

Gloria è anche la prima donna nella storia volterrana a fare questo lavoro. Nella storia degli alabastrai volterrani, prima di lei nessuna donna era mai riuscita a inserirsi nel settore. Lavora, ormai, dal 1980 e nonostante lo scetticismo di tanti, ha fatto della sua passione un mestiere.

Quello che le ha permesso di continuare questa attività è l’essersi distinta dalla concorrenza, continuando a fare una produzione di nicchia, uno o due pezzi al giorno, come “ricamatrice dell’alabastro”: la chiamano così, per la raffinatezza e la leggerezza delle sue lavorazioni.

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

> Scopri, Alabastrai Buontemponi

La fortuna di Volterra

L’alabastro, la pietra degli dei

Nel visitare la città possiamo vedere vivo il culto verso il passato, dalle vetrine degli orafi che imitano i gioielli etruschi a quelle degli alabastrai, con le loro fedeli riproduzioni di oggetti d’arte medioevali e rinascimentali. Già noto e impiegato sei o sette secoli prima dell’era cristiana, l’alabastro di Volterra è tornato in auge un paio di secoli fa, e la sua lavorazione fa la gioia dei turisti che affollano le botteghe. Tenero e facilmente lavorabile, è una pietra sensuale, luminosa e translucida, di grande fascino, e per rendersene conto basta visitare l’interessante Ecomuseo dell’Alabastro in Piazza Minucci.

Nato dall’acqua e da una lenta sedimentazione di sali, questo minerale può essere tagliato con una sega a mano, rifinito con piccoli tocchi di cesello e infine lucidato con la carta abrasiva: ne risulta alla fine un oggetto etereo, apparentemente molto leggero, quasi dotato di un’anima. A Volterra lo si lavora spesso ancora così, lasciando che l’esperienza di generazioni guidi le mani in gesti precisi e veloci per ricavare da un umile sasso un oggetto di purissimo artigianato. Viene chiamato la pietra degli Dei.

Artigiani

La bottega museo di un artigiano volterrano

La produzione volterrana è considerata una delle più significative attività artigianali italiane, anche se oggi sta perdendo molti di quei valori che gli hanno dato pregio per molti anni. Per Gloria Giannelli, però, tutto è rimasto fedele alla linea. Fin da giovanissima Gloria ha dato un’impronta particolare, molto femminile, all’artigianato alabastrino, distinguendosi nella lavorazione ricca di trafori e ricami particolarmente elaborati. Per l’eleganza dei suoi manufatti, le sono stati dedicati articoli su riviste locali, nazionali e internazionali.

Gloria è anche la prima donna nella storia volterrana a fare questo lavoro. Nella storia degli alabastrai volterrani, prima di lei nessuna donna era mai riuscita a inserirsi nel settore. Lavora, ormai, dal 1980 e nonostante lo scetticismo di tanti, ha fatto della sua passione un mestiere.

Quello che le ha permesso di continuare questa attività è l’essersi distinta dalla concorrenza, continuando a fare una produzione di nicchia, uno o due pezzi al giorno, come “ricamatrice dell’alabastro”: la chiamano così, per la raffinatezza e la leggerezza delle sue lavorazioni.

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

> Scopri, Alabastrai Buontemponi

La fortuna di Volterra

L’alabastro, la pietra degli dei

Nel visitare la città possiamo vedere vivo il culto verso il passato, dalle vetrine degli orafi che imitano i gioielli etruschi a quelle degli alabastrai, con le loro fedeli riproduzioni di oggetti d’arte medioevali e rinascimentali. Già noto e impiegato sei o sette secoli prima dell’era cristiana, l’alabastro di Volterra è tornato in auge un paio di secoli fa, e la sua lavorazione fa la gioia dei turisti che affollano le botteghe. Tenero e facilmente lavorabile, è una pietra sensuale, luminosa e translucida, di grande fascino, e per rendersene conto basta visitare l’interessante Ecomuseo dell’Alabastro in Piazza Minucci.

Nato dall’acqua e da una lenta sedimentazione di sali, questo minerale può essere tagliato con una sega a mano, rifinito con piccoli tocchi di cesello e infine lucidato con la carta abrasiva: ne risulta alla fine un oggetto etereo, apparentemente molto leggero, quasi dotato di un’anima. A Volterra lo si lavora spesso ancora così, lasciando che l’esperienza di generazioni guidi le mani in gesti precisi e veloci per ricavare da un umile sasso un oggetto di purissimo artigianato. Viene chiamato la pietra degli Dei.

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Artigiani

La bottega museo di un artigiano volterrano

La produzione volterrana è considerata una delle più significative attività artigianali italiane, anche se oggi sta perdendo molti di quei valori che gli hanno dato pregio per molti anni. Per Gloria Giannelli, però, tutto è rimasto fedele alla linea. Fin da giovanissima Gloria ha dato un’impronta particolare, molto femminile, all’artigianato alabastrino, distinguendosi nella lavorazione ricca di trafori e ricami particolarmente elaborati. Per l’eleganza dei suoi manufatti, le sono stati dedicati articoli su riviste locali, nazionali e internazionali.

Gloria è anche la prima donna nella storia volterrana a fare questo lavoro. Nella storia degli alabastrai volterrani, prima di lei nessuna donna era mai riuscita a inserirsi nel settore. Lavora, ormai, dal 1980 e nonostante lo scetticismo di tanti, ha fatto della sua passione un mestiere.

Quello che le ha permesso di continuare questa attività è l’essersi distinta dalla concorrenza, continuando a fare una produzione di nicchia, uno o due pezzi al giorno, come “ricamatrice dell’alabastro”: la chiamano così, per la raffinatezza e la leggerezza delle sue lavorazioni.

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

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La fortuna di Volterra

L’alabastro, la pietra degli dei

Nel visitare la città possiamo vedere vivo il culto verso il passato, dalle vetrine degli orafi che imitano i gioielli etruschi a quelle degli alabastrai, con le loro fedeli riproduzioni di oggetti d’arte medioevali e rinascimentali. Già noto e impiegato sei o sette secoli prima dell’era cristiana, l’alabastro di Volterra è tornato in auge un paio di secoli fa, e la sua lavorazione fa la gioia dei turisti che affollano le botteghe. Tenero e facilmente lavorabile, è una pietra sensuale, luminosa e translucida, di grande fascino, e per rendersene conto basta visitare l’interessante Ecomuseo dell’Alabastro in Piazza Minucci.

Nato dall’acqua e da una lenta sedimentazione di sali, questo minerale può essere tagliato con una sega a mano, rifinito con piccoli tocchi di cesello e infine lucidato con la carta abrasiva: ne risulta alla fine un oggetto etereo, apparentemente molto leggero, quasi dotato di un’anima. A Volterra lo si lavora spesso ancora così, lasciando che l’esperienza di generazioni guidi le mani in gesti precisi e veloci per ricavare da un umile sasso un oggetto di purissimo artigianato. Viene chiamato la pietra degli Dei.

Artigiani

La bottega museo di un artigiano volterrano

La produzione volterrana è considerata una delle più significative attività artigianali italiane, anche se oggi sta perdendo molti di quei valori che gli hanno dato pregio per molti anni. Per Gloria Giannelli, però, tutto è rimasto fedele alla linea. Fin da giovanissima Gloria ha dato un’impronta particolare, molto femminile, all’artigianato alabastrino, distinguendosi nella lavorazione ricca di trafori e ricami particolarmente elaborati. Per l’eleganza dei suoi manufatti, le sono stati dedicati articoli su riviste locali, nazionali e internazionali.

Gloria è anche la prima donna nella storia volterrana a fare questo lavoro. Nella storia degli alabastrai volterrani, prima di lei nessuna donna era mai riuscita a inserirsi nel settore. Lavora, ormai, dal 1980 e nonostante lo scetticismo di tanti, ha fatto della sua passione un mestiere.

Quello che le ha permesso di continuare questa attività è l’essersi distinta dalla concorrenza, continuando a fare una produzione di nicchia, uno o due pezzi al giorno, come “ricamatrice dell’alabastro”: la chiamano così, per la raffinatezza e la leggerezza delle sue lavorazioni.

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

> Scopri, Alabastrai Buontemponi

La fortuna di Volterra

L’alabastro, la pietra degli dei

Nel visitare la città possiamo vedere vivo il culto verso il passato, dalle vetrine degli orafi che imitano i gioielli etruschi a quelle degli alabastrai, con le loro fedeli riproduzioni di oggetti d’arte medioevali e rinascimentali. Già noto e impiegato sei o sette secoli prima dell’era cristiana, l’alabastro di Volterra è tornato in auge un paio di secoli fa, e la sua lavorazione fa la gioia dei turisti che affollano le botteghe. Tenero e facilmente lavorabile, è una pietra sensuale, luminosa e translucida, di grande fascino, e per rendersene conto basta visitare l’interessante Ecomuseo dell’Alabastro in Piazza Minucci.

Nato dall’acqua e da una lenta sedimentazione di sali, questo minerale può essere tagliato con una sega a mano, rifinito con piccoli tocchi di cesello e infine lucidato con la carta abrasiva: ne risulta alla fine un oggetto etereo, apparentemente molto leggero, quasi dotato di un’anima. A Volterra lo si lavora spesso ancora così, lasciando che l’esperienza di generazioni guidi le mani in gesti precisi e veloci per ricavare da un umile sasso un oggetto di purissimo artigianato. Viene chiamato la pietra degli Dei.