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La bambina

(L’inverno è neve, l’estate è sole)

Una colomba segnata di sangue
vola dal cuore, cade per terra;
e la ragazza con i capelli
scuote la polvere della pietra.
P
oi trascinata dalla memoria
corre nei campi di Volterra,
rossi i covoni e bianco il mare
mentre il giorno divampa in fuoco.
Cala la sera, guerrieri combattono,
navi ferme fra grida di guerra,
ma la sua gola ride a un gabbiano
steso sull’acqua per riposare.
La gente uccisa, città incendiate:

ricordi spenti, dimenticati;
splendono solo i giorni beati
della vita che dura un mattino.
L’inverno è neve, l’estate è sole (x8)

Alessandro Marzetti e Lucio Dalla

Un’opera ispirata al testo de La Bambina

In Piazzetta dell’Ortino è presente un’opera ispirata dal testo de La bambina, la canzone di Lucio Dalla scritta da Roberto Roversi. E’ quella istallata sul muretto, su un’idea nata dal comitato del San Luca degli Alabastrai e dall’Amministrazione comunale. A realizzare l’opera in pietra panchina lo scultore volterrano Alessandro Marzetti che ispiratosi al testo della canzone richiama proprio le parole del pezzo.

E’ una canzone tra le meno conosciute di Lucio Dalla. Si tratta di un racconto sulla crudeltà e sulla violenza della guerra costruito ripercorrendo un episodio drammatico della storia italiana. A far da sfondo alla vicenda, la città etrusca che, diventata terreno di scontro, è trasfigurata dalla distruzione, dalla morte e dalla disperazione dei suoi abitanti. La canzone descrive con gli occhi di una bimba la battaglia di Volterra del luglio 1944, combattuta tra gli americani della 5° armata e le retroguardie tedesche che coprivano la ritirata del generale Kesserling, fucilatore di civili e distruttore di borghi inermi.

Scorci interessanti

Panorama a est dal Bastione mediceo

La pietra panchina, così come l’alabastro, è una vera e propria matrice di Volterra ed assieme al paesaggio che circonda la città, modellato dal lavoro dell’uomo e dalla storia, continua ad influenzare e lasciare suggestioni agli artisti di ogni epoca, lasciando canzoni come quella di Lucio Dalla o opere come quella di Marzetti. Non è difficile, esplorando le viuzze del centro storico, imbattersi in piccoli tributi d’arte in virtù di un abbellimento all’arredo urbano.

L’opera valorizza un angolo del centro storico nascosto, non sempre votato al turismo di massa; nobilita una piazzetta che fino a poco tempo fa era meta senza regole di una gioventù ribelle volterrana in cerca di spazi di aggregazione. Il panorama che si offre da questa posizione, dagli estremi del Bastione, è interessante: si vedono ad esempio il convento di Sant’Andrea, il Mastio e Piazzetta XX Settembre con il Monumento ai Caduti, per non parlare della vallata sottostante che si allarga fino all’orizzonte. Una vista curiosa.

In territorio di Contrada

Contrada Sant’Agnolo

La Contrada di Sant’Agnolo, allora come ora, occupa un’ampia area densamente abitata, situata tra Porta a Selci, Piazza e Borgo Santa Maria, estendendosi oltre le mura medievali lungo l’antico asse viario che collegava Porta Fiorentina a Porta Diana. I suoi confini erano segnati dai botri di Docciola e di Broglio e dalle mura etrusche, e facevano capo all’allora Porta Sant’Agnolo, corrispondente all’attuale Porta Fiorentina. La contrada è ricca di luoghi storici ed è parte centrale per la movida volterrana. Le vie della contrada, un tempo denominate secondo le attività artigianali che vi si concentravano, testimoniano una vivace economia animata da maniscalchi, beccai, fornai, ceramisti e asinai, figure centrali per il trasporto delle merci volterrane. Oggi di bar, ristoranti, pizzicagnoli e negozi di vestiti.

Dal 1992 il territorio di Sant’Agnolo comprende anche una parte dell’antica Contrada di Castello, oggi caratterizzata dal grande Parco Enrico Fiumi e da un ampio territorio rurale che si estende verso il fiume Era, includendo località come Prato d’Era, Cozzano, Ulignano e Sensano.

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