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Circoli per pochi

L’accademia di nobili, borghesi e benestanti

In ogni tempo, in seno a qualsiasi organizzazione sociale, a Volterra si è sempre formato un circolo ristretto di persone, con una spiccata tendenza all’isolazionismo di stile oligarchico e borghese, il quale ha comunque goduto, rispetto alle altri classi sociali, di speciali privilegi, sian questi economici o politici. Questo circolo di persone ha comunque costituito quell’élite composta da nobili, borghesi e benestanti, che in conseguenza della loro particolare condizione, sono stati sempre chiamati «patrizi».

La nobiltà volterrana era desiderosa di dare al «Casino della sua Patria» un nuovo e costante stabilimento non tanto perché ne risultasse il maggior decoro e splendore, quanto al fine d’indurre una permanente regolarità per l’amministrazione politica ed economica dello stesso. E con gli individuali consensi, venne nella determinazione dì erigere questa accademia.

Essere dentro voleva dire tanto, si entrava nell’accademia solo se si ottenevano i due terzi di voti favorevoli e solo se i titoli nobiliari erano sufficientemente autorevoli, quanto bastava per non compromettere la qualità e l’alto valore dell’istituzione stessa.

Dimora Gentilizia

Sede dell’Accademia dei Nobili di Volterra

Una delle sedi più importanti di questo circolo fu Palazzo Montoni, o più propriamente detto Palazzo Fei – Montoni, antica dimora gentilizia. Ad oggi Palazzo Montoni risulta essere un condominio in stile aristocratico del centro storico e si affaccia su Via San Lino quasi in prossimità di Piazzetta San Cristoforo.

Gli appartamenti non sono visibili, perché abitati, ma è possibile osservare ed ammirare l’imponenza degli spazi comuni, con soffitti e pareti affrescati. Il lento deterioramento del palazzo lo rende comunque affascinante, quasi a definire visivamente l’esempio della decadenza nobiliare di altri tempi.

Puoi accedere ai piani del palazzo Montoni da una traversa di Via San Lino, nei quartieri “rossi” dove il comunismo impera con la forza dell’Arci Garofano Rosso. Un’ambientazione ottocentesca che si plasma in uno stile anarchico degli anni 80 del secolo scorso. L’odore di vino è intenso, intriso in ogni bozza e accompagna la nostra vista su uno spaccato della Volterra vecchia.

Cosa puoi vedere in questa zona?

Via San Lino

Questa strada ti trascina bruscamente indietro nel tempo, tra palazzi rinascimentali, eleganti residenze barocche e antichi complessi monastici che raccontano secoli di vita religiosa e culturale. Ogni angolo, ogni edificio ha una storia da raccontare, dai maestosi palazzi delle famiglie nobili locali ai luoghi di culto che hanno segnato la spiritualità della città.

Via San Lino è una storica strada di Volterra che collega Piazzetta San Cristoforo a Porta San Francesco, con una lunghezza di 240 metri. Nata come una via medievale, ha assunto il nome attuale nel 1940 in onore di San Lino, Papa di origine volterrana. La strada è ricca di edifici che testimoniano secoli di storia, con palazzi nobili e residenze gentilizie, tra cui il quattrocentesco Palazzo Falconcini, il seicentesco Palazzo Inghirami-Fei e il settecentesco Palazzo Campani. L’architettura spazia dal Medioevo al Settecento, riflettendo le diverse fasi storiche della città. Accanto a questi palazzi, la via è segnata dalla presenza di importanti complessi religiosi, come il convento delle clarisse, la chiesa e il convento di San Francesco, e la chiesa di San Lino, che testimoniano il profondo legame di Volterra con la spiritualità e la tradizione monastica.

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Una nostra selezione di storie che amplificano l’anima di questo territorio

In territorio di Contrada

Contrada Santa Maria

Questo punto di interesse fa parte della Contrada di Santa Maria. Oggi Contrada di Santa Maria conserva nel suo tessuto urbano l’eredità di quell’antico Borgo Santa Maria che nacque all’ombra del potere episcopale volterrano. Le vie come Ricciarelli, San Lino e Mandorlo mantengono ancora la struttura originaria che si formò tra XIII e XIV secolo, quando le case si espansero attorno al convento francescano e all’area del Mandorlo. La presenza della chiesa di San Francesco continua a essere un riferimento identitario, richiamando il tempo in cui il convento era il più grande della città. Nella vita di contrada, i colori bianco e azzurro evocano il legame storico con il culto mariano, risalente alla simbologia medievale.

Questo territorio, che nel 1992 ha inglobato parti di Piazza e Fornelli, ha sotto di se gran parte del centro storico, ma oggi essendo per lo più di vocazione turistica, la zona non è così popolata come un tempo; si sono preferite zone più moderne, ma chi ancora la abita vive in una impareggiabile estetica, tra mura e scorci suggestivi che furono difesi nei secoli.

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