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Eretta nel Duecento

La più grande delle porte

È la più grande porta della città. Semplice, austera, con il suo arco a tutto sesto, libera da ornamenti. La porta acquista valore artistico per la eleganza del suo arco e per i suoi tre rozzi merli che la ornano. Anticamente, prima che fosse innalzata la chiesa omonima, la porta era chiamata Porta di Santo Stefano, dalla vicina chiesa ora distrutta, ed anche Porta Pisana per essere rivolta verso la città di Pisa.

La storia di questa Porta risale alla metà del Duecento, quando contrasti e guerre sfrenate avevano indotto il Comune di Volterra a fortificare meglio la città. Gli abitanti, su ordine dei maestri costruttori, tagliarono e sagomarono la pietra, sistemarono mura e barbacani e anche la Porta di San Francesco si innalzò, con la torre e con i merli da dove i balestrieri potevano difendersi e attaccare.

Sopra la porta, così come sopra a quella di Porta Fiorentina, si vede una croce in marmo bianco in campo nero, come insegna collocata dai volterrani per ricordare che i Ghibellini, dopo aver scacciato il partito Guelfo, di nuovo si riunirono con i Volterrani. La “canna volterrana”, già scolpita nell’angolo destro della porta, avrebbe concluso il lavoro di costruzione.

La più grande delle porte

Raffigurazioni cristiane a difesa del passaggio

Il Maggior Consiglio ritenendo che le strutture difensive già costruite non fossero abbastanza sufficienti a salvaguardare Volterra dai pericoli esterni, deliberò che, in ogni porta aperta e da aprirsi, si dovesse pitturare delle immagini della Beata Vergine con il bambino. Così alla fine del Duecento la Porta di San Francesco, nella imbotte dell’arco interno, si arreda delle immagini della Madonna con il Bambino e di quelle dei Santi Patroni della città. Per anni la porta ha salvaguardato la città dai nemici interni ed esterni, con i santi che hanno vegliato a lungo sulla tranquillità dei volterrani.

Nel Quattrocento però arrivarono i Fiorentini e nulla poterono i fortilizi volterrani che, insieme ad abitanti e città, furono messi al sacco. E la porta, infatti, è celeberrima anche per essere stata teatro di uno degli assassinii più atroci compiuti dal Ferrucci. Abituato ad uccidere chiunque avesse osato fargli un torto, il Ferrucci fece eseguire la più macabra delle impiccagioni, appendendo il tamburino del Maramaldo ad uno dei merli della Porta con il tamburo al collo.

In territorio di Contrada

Contrada Santa Maria

Questo punto di interesse fa parte della Contrada di Santa Maria. Oggi Contrada di Santa Maria conserva nel suo tessuto urbano l’eredità di quell’antico Borgo Santa Maria che nacque all’ombra del potere episcopale volterrano. Le vie come Ricciarelli, San Lino e Mandorlo mantengono ancora la struttura originaria che si formò tra XIII e XIV secolo, quando le case si espansero attorno al convento francescano e all’area del Mandorlo. La presenza della chiesa di San Francesco continua a essere un riferimento identitario, richiamando il tempo in cui il convento era il più grande della città. Nella vita di contrada, i colori bianco e azzurro evocano il legame storico con il culto mariano, risalente alla simbologia medievale.

Questo territorio, che nel 1992 ha inglobato parti di Piazza e Fornelli, ha sotto di se gran parte del centro storico, ma oggi essendo per lo più di vocazione turistica, la zona non è così popolata come un tempo; si sono preferite zone più moderne, ma chi ancora la abita vive in una impareggiabile estetica, tra mura e scorci suggestivi che furono difesi nei secoli.

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