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Le volontà di Piero Fiumi

La grande scoperta del Novecento

L’area archeologica di Vallebuona è uno dei più importanti siti dove è possibile comprendere l’evoluzione urbanistica e storica di Volterra, è un ampio spazio sulle pendici settentrionali di Volterra, poco oltre le mura che racchiudevano la città medievale.

Quest’area non era occupata in epoca etrusca, ma vi erano solo opere di contenimento del terreno fortemente scosceso. La zona fu però coinvolta in epoca romana da un’intensa attività urbanistica, con la costruzione di un grande complesso monumentale composto da un teatro e da un impianto termale, costruiti in epoche diverse, di cui oggi è possibile visitare i resti.

Gli scavi che portarono alla luce queste costruzioni iniziarono negli anni Cinquanta del secolo scorso, per merito dello studioso volterrano Enrico Fiumi. Questi utilizzò come operai una squadra di malati ricoverati presso l’Ospedale Psichiatrico di Volterra, come ricorda la targa posta all’ingresso dell’edificio in memoria del loro contributo.

Una tesoro inestimabile

Opera monumentale dei Cecina

Durante gli scavi venne rinvenuta buona parte di un’epigrafe dedicatoria del teatro dalla quale apprendiamo che furono due membri della famiglia volterrana dei Cecina a costruire a loro spese il teatro fra l’1 a. C. e il 20 d. C.

Scendendo dall’attuale ingresso per i visitatori si arriva a una galleria coperta di forma semicircolare, detta cripta, che permetteva l’accesso del pubblico romano alla cavea, la zona delle gradinate occupate dagli spettatori; la galleria è quasi completamente franata, ma nei tratti ancora superstiti della copertura possiamo vedere i resti dell’intonaco che in origine rivestiva le pareti e il soffitto. AI di sopra della cripta vi sono i resti una grande terrazza ornata al centro da tre esedre dove si dovevano trovare, secondo un costume comune per l’epoca, le statue dei membri della famiglia imperiale, di cui sono state trovate solo le teste. La cavea si appoggia alla collina ed è composta da due ordini di gradinate rispettivamente di nove e dieci file di sedili separati da uno stretto passaggio semicircolare.

Tanti particolari

La conformazione tecnica del teatro

I sedili, in calcare locale, si sono conservati solo in parte. Il contrasto fra il colore bianco delle gradinate e il nero delle scalette creava un effetto cromatico voluto. Le due file di gradini più in basso erano in marmo e recavano incisi i nomi di molte delle famiglie volterrane; si trattava di un sistema piuttosto comune usato per riservare i posti alle autorità e alle famiglie più influenti della città.

Ai piedi della cavea vi è l’orchestra delimitata dal pulpitum; dietro il quale si trova il proscenio, uno spazio rettangolare coperto da un pavimento ligneo sul quale si muovevano gli attori. Tra il proscenio e il pulpitum, in un canale sotterraneo era contenuto il sipario che veniva abbassato durante gli spettacoli. Ai lati del proscenio vi sono i paraskenia e sul fondo la scaena, costituita da una parete con aperture ed esedre inscritte fra colonne disposte su due piani.

Fra le gradinate della cavea e i parasceni vi sono due gallerie chiamate parodoi, che dalle estremità del semicerchio immettono nell’orchestra. Mediante due porte, le gallerie sono collegate con vestiboli, frequentati dagli spettatori per poter accedere al portico retrostante la scena.

Acqua calda e acqua fredda

Le terme romane

Il Teatro romano cessò la sua attività verso la fine del III secolo, probabilmente a causa di un terremoto che ne fece crollare parte della struttura. L’incuria tuttavia incentivò nuove imprese. Infatti, al centro dell’area racchiusa dal porticato venne costruito, fra la metà del III e IIIV secolo d. C., un grande impianto termale di cui si è conservata soltanto la parte inferiore dei muri e alcuni mosaici.

L’edificio venne costruito in un periodo di abbandono del teatro e fu realizzato con materiali di reimpiego tratti dal teatro stesso; ad esempio, per la soglia dell’abside della prima stanza furono utilizzate due spalliere dei sedili dell’orchestra. Si entrava dal lato più vicino al teatro e la prima sala era adibita a spogliatoio, da qui si passava in un ambiente quadrangolare con due nicchie absidate che costituivano le vasche per l’immersione in acqua fredda. Seguiva una stanza ellittica di passaggio, che immetteva nelle stanze destinate ai bagni caldi; questo vano era pavimentato con un mosaico con riquadri policromi di nodi salomonici e rosette che è ancora visibile.

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