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Altre due tombe

La necropoli di Ulimeto

Nella necropoli etrusca degli Ulimeti le sepolture risultano meno concentrate rispetto ad altre aree funerarie volterrane, ma si distinguono per dimensioni e monumentalità. Tra queste emergono due ipogei di particolare rilievo: la tomba Inghirami e la tomba Torricchi.

Sono interessanti perché sono due esempi differenti di come un tempo si costruivano gli ipogei. La Torricchi, per esempio, è organizzata attorno a una grande camera centrale di forma rettangolare con celle laterali private con gradoni di appoggio per numerosi elementi funerari. Di diversa concezione architettonica è l’ipogeo Inghirami, caratterizzato da un ambiente circolare scavato nella roccia con un pilastro centrale e un ampio gradone perimetrale, sul quale, anche qui, erano disposte numerose urne cinerarie.

Una ricostruzione evocativa dell’aspetto originario di un ipogeo di questo tipo è visibile nel giardino del Museo Archeologico di Firenze, dove la tomba è stata ricreata integralmente per consentirne ancora oggi la comprensione spaziale e monumentale. I materiali funerari esposti, tuttavia, sono autentici e provengono proprio dalla tomba Inghirami, dalla quale furono trasferiti al momento della scoperta.

Tomba Torricchi

L’ipogeo nei sotterranei dell’Ospedale Psichiatrico

L’ipogeo di Torricchi, noto localmente come “tomba Bianchi” per la sua integrazione nei sotterranei del padiglione omonimo dell’ex manicomio edificato nel corso del Novecento. Il sepolcro è raggiungibile attraverso un corridoio discendente scavato nella roccia, coperto da una volta continua, che immette in un ampio vano centrale di forma irregolare, attrezzato con banchine laterali e affiancato da tre ambienti sepolcrali minori.

Conosciuta da secoli e già menzionata nelle fonti erudite settecentesche, la tomba è stata utilizzata e frequentata a lungo, subendo rimaneggiamenti e accogliendo materiali provenienti da interventi effettuati nelle immediate vicinanze. Solo le ricerche archeologiche svolte nel 2015 hanno consentito una documentazione completa dell’architettura e una lettura stratigrafica, mettendo in evidenza come reperti originari, databili tra la tarda età ellenistica e la piena età repubblicana, siano stati riutilizzati in epoca moderna per regolarizzare il piano di calpestio dell’ipogeo.

Tomba Inghirami

La vera tomba e la sua riproduzione

La Tomba Inghirami è chiusa tutto l’anno, salvo particolari eventi culturali. Si accede da un dromos con scalini tagliati nella pietra viva; l’ipogeo è di forma rotonda con un pilastro al centro, ricavato nella roccia. Sull’ampio gradino che gira intorno all’intero ipogeo, da quanto alcuni storici asseriscono, erano collocate circa cinquanta urne, alcune di tufo, ma la maggior parte in alabastro e, non poche, messe ad oro e decorate a colori. Appartenevano alla famiglia Ati. Tutto il materiale qui ritrovato fu ceduto al Museo Archeologico di Firenze, nel cui giardino fu ricostruita fedelmente l’intera tomba.

Durante l’Ottocento gli Inghirami eseguirono numerosi scavi, raccogliendo molto materiale. La loro collezione, nonostante le donazioni al nostro Museo e l’acquisizione da parte della Soprintendenza che al tempo aveva diritto solo alla metà del ritrovato, ammontava a sessantadue urne, delle quali quarantatré in tufo, diciassette in alabastro e due in terracotta. Molto materiale è andato in gran parte disperso per successioni ereditarie.

Necropoli

Due Ipogei in mostra

Fino al Settecento con il nome di Borgo San Giusto si intendeva tutta quella parte dell’abitato collocata al fuori delle mura etrusche della Guerruccia, dove si trovava un’antica chiesa dedicata a San Giusto costruita a sua volta sopra una vasta necropoli etrusca, romana e paleocristiana; questo abitato è andato completamente perduto nella frana delle Balze. La necropoli pure.

Tuttavia non tutto tutto è perduto. Più all’interno della borgata è possibile vedere due ipogei del V sec. a. C. che fanno bella mostra di sè sotto l’imponenza della Chiesa di San Giusto. Il primo si mostra come una cavità spoglia, la seconda invece presenta un lungo dromos che, con una rampa di scale, scende nel terreno. Un cancello normalmente vieta l’ingresso, ma tra le sue sbarre è possibile vedere un vestibolo quadrato sul quale si aprono tre piccole camere funerarie ognuna munite di banchine per la deposizione delle urne cinerarie. I reperti provenienti da questa necropoli sono visibili al museo archeologico di Cecina.

> Leggi, Tombe di San Giusto

Buche etrusche

Le tombe più belle del territorio

Se vuoi visitare da dentro gli ipogei etruschi e toccare con mano questi luoghi antichissimi potresti visitare gli Ipogei del Portone. Utilizzate in particolare nel periodo ellenistico ed anche in epoca imperiale dal popolo Etrusco, i tre quarti delle urne in visione nel Museo Archeologico di Volterra provengono da questa necropoli.

Venendo da Volterra, l’ingresso al pianoro dove sono situate le due tombe è in prossimità dell’Agriturismo Villa Marmini, struttura ricettiva da prendere come punto di destinazione per una una eventuale ricerca online sulle coordinate GPS.

A ridosso della strada, sulla sinistra, è presente una scalinata; individuata è necessario parcheggiare sulla banchina della stessa strada, ma a sinistra. Le tombe generalmente sono illuminate, ma non sempre il servizio elettrico è erogato. Onde evitare spiacevoli soprese, portatati una torcia super luminosa.

Evita di toccare le pareti e i soffitti, preserva con buonsenso questi siti storici.

> Scopri, Tombe del Portone

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