Un guado spettacolare tra le cascate
Le cascatelle dello Strolla
Le Cascate dello Strolla si insinuano tra pareti rocciose scure e levigate del costone laterale del Monte Nero. Queste rocce sono modellate nei secoli dalla forza incessante dell’acqua, creando un ambiente selvaggio e sorprendentemente intatto. Dall’alto si osserva il torrente scavare profonde vasche naturali color smeraldo, dove la corrente rallenta prima di precipitare in salti successivi. Le rocce, lisce e arrotondate, testimoniano un’erosione antica che ha scolpito canali, scivoli e piccole marmitte, rendendo il paesaggio quasi primordiale. In alcuni punti l’acqua scorre su superfici ocra e dorate, segno della presenza di minerali che tingono la pietra di tonalità calde e inattese. Più a valle, le cascate si incanalano tra gole strette, dove il fragore dell’acqua rimbalza sulle pareti creando un’eco profonda e avvolgente. Le pozze sottostanti appaiono scure e tranquille, specchi immobili interrotti solo dal movimento della corrente.
I volterrani le chiamano semplicemente le cascatelle della Nera e, durante le estati torride, rappresentano una meta privilegiata per un bagno ristoratore. L’acqua, limpida e ombrosa, in alcuni punti è sorprendentemente gelida, quasi ghiaccio, offrendo un sollievo immediato dalla calura. La vegetazione mediterranea si aggrappa alle fessure della roccia, con arbusti e piccoli alberi che addolciscono l’asprezza del paesaggio e creano zone d’ombra preziose. L’accesso richiede tuttavia attenzione, soprattutto nel guado e durante la sosta, poiché le rocce levigate dall’acqua risultano estremamente scivolose.
Un bosco, una riserva naturale
Anello del Monte Nero
Fra Ulignano e La Nera si ergono il Monte Nero e il Monte Nerino, due colline delineate e solcate da profonde vallate scoscese. Esse fanno parte della Riserva Naturale di Monte Nero e, sebbene oggi le ritroviamo ricoperte da verdi e ombrosi boschi a contrasto con aspri speroni di roccia di gabbro e di serpentino, di colore tra il verde il nero e, in alcuni strati, rosso, nel Cinquecento si mostravano nude, prive di qualsiasi boscaglia.
Furono le frequenti operazioni di scavo a renderle spoglie: si effettuarono numerosi pozzi sondativi per sviluppare miniere, credutesi, d’oro. Magari si fosse trattato d’oro; in realtà la zona è una massa serpentinosa, caratterizzata da una sorta di minerale composto di terra, zolfo e sostanze metalliche che, per la loro lucentezza, hanno indotto molti a confonderlo con il più prezioso metallo.
Dopo aver rischiato per due volte di essere distrutto, in parte, anche per impiantarvi una cava di pietrisco sul versante della Strolla, Monte Nero oggi merita di essere ricordato per un meraviglioso percorso escursionistico ad anello. Una metà irripetibile per gli amanti delle scampagnate.
In territorio di Contrada
Contrada Sant’Agnolo
La Contrada di Sant’Agnolo, allora come ora, occupa un’ampia area densamente abitata, situata tra Porta a Selci, Piazza e Borgo Santa Maria, estendendosi oltre le mura medievali lungo l’antico asse viario che collegava Porta Fiorentina a Porta Diana. I suoi confini erano segnati dai botri di Docciola e di Broglio e dalle mura etrusche, e facevano capo all’allora Porta Sant’Agnolo, corrispondente all’attuale Porta Fiorentina. La contrada è ricca di luoghi storici ed è parte centrale per la movida volterrana. Le vie della contrada, un tempo denominate secondo le attività artigianali che vi si concentravano, testimoniano una vivace economia animata da maniscalchi, beccai, fornai, ceramisti e asinai, figure centrali per il trasporto delle merci volterrane. Oggi di bar, ristoranti, pizzicagnoli e negozi di vestiti.
Dal 1992 il territorio di Sant’Agnolo comprende anche una parte dell’antica Contrada di Castello, oggi caratterizzata dal grande Parco Enrico Fiumi e da un ampio territorio rurale che si estende verso il fiume Era, includendo località come Prato d’Era, Cozzano, Ulignano e Sensano.
