Un luogo abbandonato all’incuria

Il cimitero alle pendici del castello

Il cimitero alle pendici del Castello della Nera, appena dopo la pieve, appare oggi come un luogo sospeso nel tempo, silenzioso e quasi dimenticato, racchiuso entro un basso muro in pietra sormontato da coppi antichi. L’ingresso è segnato da due pilastri in mattoni ormai consunti, tra i quali sopravvive un vecchio cancello in ferro, piegato e aperto come se nessuno lo avesse più richiuso da decenni. All’interno, l’erba alta e spontanea ha riconquistato lo spazio, cancellando quasi del tutto i percorsi originari. Sparse qua e là emergono poche lapidi, alcune inclinate, altre quasi inghiottite dal terreno, testimoni mute di una memoria che lentamente si dissolve.

Sul fondo si erge una piccola cappella in pietra, semplice e austera, con l’arco superiore segnato da mattoni rossi e una porta lignea ormai deformata dal tempo. Le pareti mostrano crepe e tracce di intonaco perduto, segni evidenti di un abbandono prolungato. All’interno, il pavimento come il soffitto sono crollati, lasciando filtrare luce e detriti, mentre ciò che doveva essere un ossario comune affiora tra foglie secche e terra smossa. Resti di muratura, pietre e frammenti lignei si mescolano al suolo. Attorno, il bosco si sviluppa fitto, avvolgendo il perimetro con una barriera di alberi che filtra la luce in modo irregolare.

Un bosco, una riserva naturale

Anello del Monte Nero

Fra Ulignano e La Nera si ergono il Monte Nero e il Monte Nerino, due colline delineate e solcate da profonde vallate scoscese. Esse fanno parte della Riserva Naturale di Monte Nero e, sebbene oggi le ritroviamo ricoperte da verdi e ombrosi boschi a contrasto con aspri speroni di roccia di gabbro e di serpentino, di colore tra il verde il nero e, in alcuni strati, rosso, nel Cinquecento si mostravano nude, prive di qualsiasi boscaglia.

Furono le frequenti operazioni di scavo a renderle spoglie: si effettuarono numerosi pozzi sondativi per sviluppare miniere, credutesi, d’oro. Magari si fosse trattato d’oro; in realtà la zona è una massa serpentinosa, caratterizzata da una sorta di minerale composto di terra, zolfo e sostanze metalliche che, per la loro lucentezza, hanno indotto molti a confonderlo con il più prezioso metallo.

Dopo aver rischiato per due volte di essere distrutto, in parte, anche per impiantarvi una cava di pietrisco sul versante della Strolla, Monte Nero oggi merita di essere ricordato per un meraviglioso percorso escursionistico ad anello. Una metà irripetibile per gli amanti delle scampagnate.

> Sentiero, Anello del Monte Nero

In territorio di Contrada

Contrada Sant’Agnolo

La Contrada di Sant’Agnolo, allora come ora, occupa un’ampia area densamente abitata, situata tra Porta a Selci, Piazza e Borgo Santa Maria, estendendosi oltre le mura medievali lungo l’antico asse viario che collegava Porta Fiorentina a Porta Diana. I suoi confini erano segnati dai botri di Docciola e di Broglio e dalle mura etrusche, e facevano capo all’allora Porta Sant’Agnolo, corrispondente all’attuale Porta Fiorentina. La contrada è ricca di luoghi storici ed è parte centrale per la movida volterrana. Le vie della contrada, un tempo denominate secondo le attività artigianali che vi si concentravano, testimoniano una vivace economia animata da maniscalchi, beccai, fornai, ceramisti e asinai, figure centrali per il trasporto delle merci volterrane. Oggi di bar, ristoranti, pizzicagnoli e negozi di vestiti.

Dal 1992 il territorio di Sant’Agnolo comprende anche una parte dell’antica Contrada di Castello, oggi caratterizzata dal grande Parco Enrico Fiumi e da un ampio territorio rurale che si estende verso il fiume Era, includendo località come Prato d’Era, Cozzano, Ulignano e Sensano.

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