Una guglia a memoria della pandemia

Dente di Montenero

Sul Dente di Montenero, affilata guglia di roccia sospesa tra cielo e vallate, nel 2020 è stata innalzata una croce in memoria delle vittime della pandemia di Covid-19 e di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nell’assistenza ai malati. Il luogo, già di per sé carico di suggestione, è diventato così uno spazio di raccoglimento e memoria collettiva. Qui il silenzio è totale, quasi tangibile, interrotto solo dal vento che risale dai versanti boscosi sottostanti. Lo sguardo può spaziare senza ostacoli per chilometri, abbracciando un paesaggio vastissimo e selvaggio che si perde all’orizzonte. Raggiungere la sommità è relativamente semplice per chi è abituato ai sentieri, ma richiede prudenza assoluta negli ultimi metri. Non vi sono infatti parapetti né protezioni, e il vuoto che si apre su entrambi i lati precipita in profondi botri dove una caduta sarebbe inevitabilmente fatale.

Proprio questa combinazione di bellezza e rischio rende l’esperienza intensa e memorabile. Molti volterrani considerano il Dente di Montenero una meta simbolica, da visitare almeno una volta all’anno. In particolare durante le cosiddette “feste rosse” di primavera, quando la natura si risveglia e i pendii si colorano, il luogo diventa tappa quasi rituale. Salire fin quassù significa non solo ammirare un panorama straordinario, ma anche fermarsi a riflettere sul valore della vita e della memoria. La croce, visibile da lontano, continua a vegliare silenziosa su questo balcone naturale, ricordando a chi arriva il peso degli anni recenti e la forza della comunità.

Un bosco, una riserva naturale

Anello del Monte Nero

Fra Ulignano e La Nera si ergono il Monte Nero e il Monte Nerino, due colline delineate e solcate da profonde vallate scoscese. Esse fanno parte della Riserva Naturale di Monte Nero e, sebbene oggi le ritroviamo ricoperte da verdi e ombrosi boschi a contrasto con aspri speroni di roccia di gabbro e di serpentino, di colore tra il verde il nero e, in alcuni strati, rosso, nel Cinquecento si mostravano nude, prive di qualsiasi boscaglia.

Furono le frequenti operazioni di scavo a renderle spoglie: si effettuarono numerosi pozzi sondativi per sviluppare miniere, credutesi, d’oro. Magari si fosse trattato d’oro; in realtà la zona è una massa serpentinosa, caratterizzata da una sorta di minerale composto di terra, zolfo e sostanze metalliche che, per la loro lucentezza, hanno indotto molti a confonderlo con il più prezioso metallo.

Dopo aver rischiato per due volte di essere distrutto, in parte, anche per impiantarvi una cava di pietrisco sul versante della Strolla, Monte Nero oggi merita di essere ricordato per un meraviglioso percorso escursionistico ad anello. Una metà irripetibile per gli amanti delle scampagnate.

> Sentiero, Anello del Monte Nero

In territorio di Contrada

Contrada Sant’Agnolo

La Contrada di Sant’Agnolo, allora come ora, occupa un’ampia area densamente abitata, situata tra Porta a Selci, Piazza e Borgo Santa Maria, estendendosi oltre le mura medievali lungo l’antico asse viario che collegava Porta Fiorentina a Porta Diana. I suoi confini erano segnati dai botri di Docciola e di Broglio e dalle mura etrusche, e facevano capo all’allora Porta Sant’Agnolo, corrispondente all’attuale Porta Fiorentina. La contrada è ricca di luoghi storici ed è parte centrale per la movida volterrana. Le vie della contrada, un tempo denominate secondo le attività artigianali che vi si concentravano, testimoniano una vivace economia animata da maniscalchi, beccai, fornai, ceramisti e asinai, figure centrali per il trasporto delle merci volterrane. Oggi di bar, ristoranti, pizzicagnoli e negozi di vestiti.

Dal 1992 il territorio di Sant’Agnolo comprende anche una parte dell’antica Contrada di Castello, oggi caratterizzata dal grande Parco Enrico Fiumi e da un ampio territorio rurale che si estende verso il fiume Era, includendo località come Prato d’Era, Cozzano, Ulignano e Sensano.

> Scopri, Contrada Sant’Agnolo